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L'Africa equatoriale

La più grande provincia dell'Africa tradizionale si estende dal Camerun a sud del Sanaga, sull'Africa Equatoriale, il Gabon, la Repubblica Popolare del Congo, lo Zaire e il Nord dell'Angola, penetrando la periferia di alcuni paesi vicini.
La foresta equatoriale pluviale si spinge sulla maggior parte del suo territorio, cedendo il posto a sud e ad est ad un paesaggio più libero nel quale la foresta si alterna con la savana umida. Tutto questo immenso territorio é irrigato da una quantità impressionante di corsi d'acqua.  Le vallate di alcuni di essi formavano vie di migrazione naturale percorse per secoli dalle tribù bantù, e, nella metà settentrionale della provincia, dalle tribù del Sudan Centrale, etnie che portavano con sé una nuova cultura.
Il suolo fertile delle vallate dei fiumi favoriva lo sviluppo dell'agricoltura e la natura garantiva la caccia e pesca in abbondanza, mentre la zona situata tra i fiumi era dominio di una foresta impenetrabile; la geografia del paesaggio doveva dunque avere un maggiore impatto sulla formazione della cultura e, di conseguenza, sulla genesi dell'arte tradizionale, rispetto ad altre parti del continente.
I bacini dei grandi fiumi coincidevano con vaste regioni stilistiche dell'arte tradizionale, nelle quali si trattava un fondo tematico comune, determinato dalla stessa cultura di base, mettendo in opera innumerevoli varianti di stili e sottostili locali.
Queste varianti stilistiche locali fiorivano lungo gli affluenti dei fiumi, manifestando spesso le differenze tra una riva e l'altra oppure tra la parte superiore e quella inferiore.  Benché gli europei abbiano conosciuto la parte occidentale di questa provincia verso la fine del XV° secolo e che noi sappiamo grazie alle testimonianze che un'arte plastica evoluta vi esisteva già a quell'epoca, questa regione non ha prodotto capolavori prestigiosi come quelli proposti dalle collezioni provenienti da Ifé o dal Benin, in Africa Occidentale.
L'umido clima tropicale ha impedito che il legno, principale mezzo d'espressione dell'artista africano, potesse testimoniare, qualche secolo più tardi. sulle fasi evolutive dell'arte locale essendo l'uso di altri materiali limitato o inesistente.  D'altronde l'entroterra di questa parte d'Africa é rimasto inaccessibile al mondo fino alla seconda metà del secolo scorso.  La foresta equatoriale rappresentava un ostacolo insuperabile, anche per i conquistatori arabi musulmani che effettuavano le loro invasioni a cavallo, di modo che non disponiamo di alcuna testimonianza storica degli eruditi geografi arabi come ce ne hanno lasciato invece nel Sudan Occidentale. Possiamo tuttavia farci un' opinione di ciò che era l'arte antica di questa parte d'Africa partendo dalle figure funerarie in pietra provenienti dalla regione del corso inferiore del Congo e dalle piccole sculture figurative in avorio, molto rare, provenienti dalla stessa regione.
La loro datazione assoluta é sfortunatamente difficile, perché sculture dello stesso materiale e nello stesso stile sono state fabbricate fino all'inizio del secolo scorso. D'altronde, circostanze storiche sfavorevoli impediscono di dissipare il torbido che vela la storia dell'arte dell'Africa Equatoriale.  Sulla costa Ovest dell'Africa gli europei si sono accontentati per secoli di praticare il loro commercio partendo dalle loro agenzie fortificate sulla costa con la mediazione dei monarchi degli stati e dei capitribù locali che ne traevano beneficio.
La lega di bronzo che gli europei importavano in Africa e che serviva loro come moneta di scambio ha permesso anche lo sviluppo dell'arte plastica, poiché fu utilizzata come materia prima.  La situazione era completamente diversa in Africa Equatoriale.  Quando i portoghesi hanno raggiunto le coste, hanno trovato nel bacino del Basso Congo degli stati relativamente sviluppati, in particolare lo stato di Loango sulla costa dell'attuale Repubblica del Congo, il regno del Congo che si estendeva a sud dell'imboccatura del fiume omonimo e il cui irradiamento politico e culturale penetrava profondamente all'interno del continente; il suo re chiamato Manikongo si é lasciato battezzare nel 1491 ed ha legato relazioni diplomatiche con la corte portoghese.
Per più di due secoli dopo questo avvenimento il territorio del corso inferiore del Congo ha subìto l'influenza delle missioni cristiane che non tolleravano il tradizionale culto degli antenati e lottavano contro la credenza nei poteri magici dei feticci.
Ciò si materializzava precisamente negli autodafé delle sculture in legno che venivano bruciate in quanto personificazione del diavolo.  Così il messianismo fanatico, favorito dal clima tropicale, si é accanito per due secoli contro l'arte tradizionale.  Due secoli più tardi, nel 1717, i Portoghesi furono cacciati dal Congo, le antiche credenze ripristinate e con esse l'arte locale ha conosciuto un nuovo slancio.  Non sapremo mai fino a quale punto abbia recuperato il suo antico livello.
Ignorando tutto di quest'arte prima dell'arrivo degli europei, ci interroghiamo sempre sul grado di influenza che l'iconografia cristiana e i modelli artistici europei hanno eventualmente esercitato su di essa come sulla natura dei fenomeni che, al contrario, conviene attribuire all'evoluzione convergente e fortuita dell'espressione artistica.
Così, di tutta la produzione dell'arte tradizionale di questa provincia equatoriale, solo qualche vestigia e qualche enclave isolata in regioni inaccessibili si sono conservate fino ai giorni nostri.  Questi ultimi focolai non tarderanno ad estinguersi a loro volta a causa dello sviluppo dell'infrastruttura dei trasporti, dell'interesse crescente dei collezionisti e della modernizzazione dell'economia e della vita sociale africana.
Per conoscere l'arte dell'Africa Equatoriale, é dunque necessario dedicarsi allo studio dei pezzi da collezione e dei documenti d'archivio, conservati nei musei europei e americani, con maggior attenzione e metodo di quanto non sia necessario per studiare l'arte dell'Africa Occidentale.

 

L'Africa orientale e australe

Alcune regioni della metà orientale del continente sono state qualificate "territori senz'arte".  Questa affermazione tuttavia corrisponde solo parzialmente alla realtà.  Sono infatti presenti in quest'area innumerevoli prodotti del design tradizionale destinati all'uso quotidiano, come panieri, oggetti forgiati, ninnoli, oggetti ornati di incrostazioni o di perle di vetro e neppure gli oggetti scolpiti di uso pratico come i poggiatesta o gli sgabelli che confermano il senso che possiedono le popolazioni dell'Africa Orientale e Australe della bellezza delle forme e dell'armonia dei colori:
E' vero che questi ultimi non sono, fatta qualche eccezione, ornati di sculture figurative come si fa nella parte occidentale del continente.  Ma la concezione della decorazione ornamentale astratta, prova l'esistenza di stili tradizionali locali ed una certa capacità di riunire l'aspetto funzionale dell'oggetto con una ricerca estetica.  Per sostenere la nostra antitesi pensiamo ad un'autentica scultura: verso la metà degli anni sessanta Ladislav Holy ha realizzato l'ultimo tentativo conosciuto di raccogliere sistematicamente tutti i dati attestanti l'esistenza di questo stile in Africa Orientale e Australe.
Benché il suo lavoro non pretenda di essere del tutto esauriente, ciò che egli del resto é il primo ad affermare, i suoi risultati hanno rivelato che quest'immensa superficie ospita poche tribù presso le quali non sia mai stata scoperta qualche traccia di scultura.
In molti casi sfortunatamente si tratta di sole tracce; spesso sono pezzi unici riguardo i quali possediamo poche informazioni e che sono conservati nelle antiche collezioni dei musei.  A volte, anche quando si é assolutamente ceri del ritrovamento, si pone allora giustamente la questione di sapere se in quel luogo sono anche stati creati.
Nonostante ciò l'opera di Holy ha attirato l'attenzione su alcuni fatti importanti; in primo luogo sulla constatazione che la scultura figurativa era molto più diffusa in Africa Orientale e Australe di quanto non si credesse fino a quel momento e che non era limitata a qualche regione isolata.
Poiché non é esatto considerarla come una derivazione dei grandi centri artistici delle regioni situate più ad ovest e precisamente quelle del sud-est dello Zaire e del nord dell'Angola. E' permesso infine supporre che decine di musei europei accolgono tra le loro mura altre prove non ancora riportate dell'esistenza dell'arte dell'Africa dell'est e del sud il cui studio può allargare e completare la nostra visione attuale.
Una delle ragioni e non la minore, che può spiegare una situazione simile, risiede nell'estremo scalpore delle collezioni, le relative difficoltà d'accesso ed il risultato finale insufficiente ed incerto, paragonato agli sforzi prodotti per superare questi ostacoli.
Nonostante tutti questi fattori che limitano le nostre conoscenze e, per questa stessa ragione, la possibilità d'avere una visione globale della produzione della scultura tradizionale in Africa Orientale e Meridionale, cominciarono a delineare l'importanza di un gran numero di centri artistici.
Se noi scendiamo da nord verso sud, il primo di questi focolai artistici é la regione dell'Alto Nilo nel Sudan Meridionale.  Il campione della scultura di questa regione é nella tribù nilotica dei Bari, presunti autori di figure maschili e femminili che, per loro concezione, hanno appena superato lo stadio della rappresentazione rudimentale dell'essere umano. Questa statuaria non é tra le più rare: le sue figure si possono trovare infatti in una decina di musei europei.  La maggior parte di esse sono state raccolte nel XIX° secolo, alcune addirittura nel corso della prima metà. Sfortunatamente si ignorano le loro origini esatte e le informazioni concernenti le loro funzioni non sono del tutto univoche.  Probabilmente legate al culto degli antenati, venivano appese nelle capanne dove venivano loro portate delle offerte. Non possiamo sostenere con analogie formali l'ipotesi secondo la quale sono apparentate alle figure degli Azandé del nord-est dello Zaire.  A dispetto della concezione schematica primitiva di queste statue, esse attestano l'esistenza di almeno due stili.  Tuttavia non sapremo probabilmente mai se queste due differenze stilistiche sono l'espressione di un'origine etnica diversa o semplicemente opera di forti personalità artistiche.
I visi ovali degli uomini erano abbelliti da una barba squadrata, gli occhi ben visibili a forma di sezione di tubo ed erano posti sotto l'intaglio verticale degli archi sopra le orbite. Le prime maschere in legno che si incontrano in Africa Orientale provengono dai Wassiba, tribù installata nel nord-ovest della Tanzania, sulle rive del Lago Victoria.  Sono maschere che rappresentano un viso umano che mostra al posto degli occhi dei grandi orifizi rotondi ed una grande bocca provvista di autentici denti umani.
Alcune di esse portano una barba di pelo di scimmia nera ed i loro tratti sono evidenziati da una linea bianca.  La funzione di queste maschere resta ancora una volta oscura.  Figure commemorative di antenati e capi tribù provengono dal sud-est del Lago Victoria, territorio abitato dai Wakerewe, insediati più esattamente sull'isola Oukerewe e sulla vicina terraferma.  Altre figure stilisticamente differenti ma che rappresentano qualche analogia con quelle dei Wakerewe sono le figure dei Wassukuma, vicini meridionali della precedente tribù.  I Bathonga sono gli autori dei personaggi maschili o femminili scolpiti a coppie, che si distinguono per i tronchi cilindrici slanciati dalle lunghe membra (soprattutto le gambe), le braccia pendenti liberamente lungo il corpo.
Le teste assai piccole sono arrotondate, con piccoli occhi ugualmente tondi; quelle degli uomini portano una barba scolpita ed un'acconciatura a forma di piccola corona sull'occipite.
I personaggi femminili hanno piccoli seni a forma di calotta sferica.  Queste figure non erano destinate ad un uso culturale.  La loro superficie aveva il colore naturale del legno, tranne qualche attributo, come l'acconciatura e la barba degli uomini, che veniva annerito sul fuoco.  Piccole teste umane, intagliate nello stesso stile, ornavano dei bastoni, probabili insegne di qualche funzione sociale.
Le sculture zulu somigliano a quelle dei Bathonga, alcuni personaggi maschili portano la stessa acconciatura.
Nell'insieme tuttavia, danno prova di maggior libertà e variabilità nell'applicazione dei canoni stilistici.  La maggior parte della statuaria zulu era destinata alla vendita agli stranieri.

 

 


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